Associazione Professionale di Avvocati: Ecco chi può farne parte

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La legge 1815/1939 chiarisce le qualità necessarie, sotto il profilo soggettivo, per essere parte di un’associazione professionale. La norma fa riferimento a persone che siano munite di titolo di abilitazione professionale, o autorizzate all’esercizio di talune attività in forza di disposizioni di legge.

La disciplina preclude la legittima costituzione di studi associati tra soggetti che siano professionisti regolarmente iscritti ad un albo professionale e soggetti che non lo siano, o non siano comunque abilitati all’esercizio di talune attività professionali

Avvocati associati con altri professionisti. Non sussistano motivi ostativi alla costituzione di associazioni con altri professionisti iscritti in albi (come i dottori commercialisti), mentre si è escluso che ciò possa accadere per gli esercenti le cd. “professioni non regolamentate”

Avvocati e laureati in giurisprudenza. Per lo stesso motivo è stata esclusa ogni possibilità di considerare legittima ogni ipotesi di costituzione di associazione professionale tra avvocati e semplici laureati in giurisprudenza.

Avvocati associati con praticanti abilitati. Relativamente alla situazione del praticante abilitato si ritiene invece che questi, in virtù della piena equiparazione all’avvocato, pur limitata temporalmente, possa validamente far parte di un’associazione professionale. Tuttavia, alla scadenza del previsto sessennio, il praticante abilitato deve essere considerato come soggetto non più abilitato all’esercizio della professione, e dunque non è più idoneo a far parte di associazione professionale.

In ogni caso, si ritengono comunemente ammissibili studi legali comuni tra avvocati e praticanti abilitati, purché ovviamente non si ingeneri alcuna confusione nella clientela, o addirittura non si lasci credere colpevolmente che il praticante abilitato sia invece in possesso del titolo di avvocato (particolare cautela dovrà essere applicata alla carta intestata e alle insegne dello studio)

Avvocato con studio individuale e socio di un'associazione professionale. Più delicata la questione della possibilità per un avvocato di entrare a far parte di una associazione professionale, mantenendo al contempo uno studio individuale e proseguendo l’attività anche presso detto ulteriore studio. Tema che ci porta dritti nel contesto del cd. “conflitto di interessi”.

Allo stato, nessuna norma vigente impedisce di esercitare la professione contemporaneamente in forma associata ed in forma individuale. In particolare non può desumersi alcun divieto né dalla l. 23 novembre 1939, n. 1815, in tema di associazioni professionali, né dalla normativa in tema di società tra avvocati di cui agli artt. 16 e segg. del d.lgs. 2 febbraio 2001, n. 96.

Lo studio associato non acquista personalità giuridica, e non può legittimamente sostituirsi ai singoli professionisti nei rapporti con la clientela.

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