Fallimento di impresa può essere esteso anche al coniuge socio di fatto

Condividi

 Il fallimento di un imprenditore commerciale può essere esteso anche al coniuge qualora si desuma che quest’ultimo sia un socio di fatto, abbia cioè compiuto degli atti a garanzia della società.

Lo ha affermato la Cassazione in una recente pronuncia1 in cui ha specificato che ci sono dei comportamenti dai quali è possibile desumere se un soggetto sia coinvolto o meno come “socio di fatto” nell’attività aziendale del coniuge.

Rientrano tra tali comportamenti:

  • la sottoscrizione di fideiussioni a garanzia dell’imprenditore
  • la stipulazione di un’ipoteca sulla propria parte di immobili in comproprietà
  • la contestazione di uno o più conti correnti con il titolare dell’azienda
  • la collaborazione alla attività imprenditoriale del coniuge

Pertanto, nel caso in cui la moglie – anche se non contitolare dell’azienda – si faccia garante della società del marito tenendo i suddetti comportamenti, potrà essere dichiarata fallita insieme all’azienda stessa.

Affermare di aver agito solo per solidarietà familiare non esclude la responsabilità del fallimento (ad esempio per aiutare il coniuge in un periodo di crisi economica o in un periodo di sovraccarico di lavoro).


IN SINTESI: Qualora sia accertata l’esistenza di una società di fatto costituita tra marito e moglie, il fallimento dell’imprenditore potrà essere esteso al coniuge che abbia agito quale garante della società assumendo una serie di comportamenti comprovanti il suo coinvolgimento attivo nell’azienda.

Cass. sent. n. 16829 del 5/7/13

Google

Commenta l'articolo

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna