Requisiti per Richiesta di Risarcimento del Danno da Trasfusione di Sangue ed Emoderivati Infetti

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 Una recente e costante giurisprudenza, ha riconosciuto a coloro che siano stati danneggiati da trasfusioni di sangue ed emoderivati infetti, la possibilità di richiedere, oltre all’indennizzo previsto dalla L. 210/92, l’integrale risarcimento del danno da fatto illecito (Trib. Roma 3622/08, 21060/98, 3501/04, 30567/04; App. Roma 133/04; Cass. S.U. dieci sentenze emesse l’11.1.08).

Il Ministero della Salute è stato infatti riconosciuto, in moltissimi casi, responsabile sia sotto il profilo dell’art. 2043 c.c. e 185 c.p., (“per aver, con reiterato comportamento omissivo e negligente, oltre che commissivo, determinato un grave e ingiusto danno agli utilizzatori dei prodotti farmaceutici quali plasma ed emderivati”, Trib. Roma 21060/98), sia ex art. 2050 e 2049 c.c. in ordine all’attività di approvvigionamento, controllo e sorveglianza della produzione, distribuzione e commercializzazione dei medicinali (tra i quali sangue ed emoderivati, giusto il disposto dell’art. 1 della direttiva 65/65/CEE del 26.1.65 che fa rientrare tra i medicinali ogni sostanza o composizione idonea a ripristinare, correggere o modificare funzioni organiche dell’uomo).

Al fine dell’accoglimento di tale richiesta sono necessari alcuni specifici requisiti. La richiesta deve essere avanzata da soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali che sono stati danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti, nonchè soggetti danneggiati da vaccinazione obbligatorie.

In altre parole, perché venga accertata la responsabilità del Ministero, ogni soggetto interessato deve documentalmente provare la sussistenza del nesso causale tra la trasfusione di sangue ovvero la somministrazione di emoderivati e la malattia da esso contratta.

Particolare attenzione va inoltre prestata alla tempistica di tale richiesta. La decorrenza del termine prescrizionale quinquennale si deve individuare cronologicamente nel momento in cui la persona lesa ha acquisito conoscenza seria della diagnosi e della fonte infettiva.

Dunque la prescrizione parte da quando il diritto può essere fatto valere (il che presuppone la conoscenza di tutti gli elementi, compreso il nesso causale che ricollega l’evento lesivo al trattamento sanitario di emotrasfusione).

Si precisa pertanto che il tempo di prescrizione, secondo la prevalente giurisprudenza, decorre da quando sono iniziati i sintomi della malattia, non da quando la stessa è stata contratta.

Qualora sia già stata presentata domanda di indennizzo ex L. 210/92, la prescrizione per la richiesta di risarcimento integrale dei danni è iniziata a decorrere dalla data di presentazione della domanda di indennizzo. Pertanto, in mancanza di atti interruttivi, il diritto di risarcimento è prescritto.

Si ricorda peraltro che è stato recentemente emanato un decreto del Ministero della Salute (n. 132 del 28/4/2009 pubblicato nella G.U. n. 221 del 23/9/2009) che fissa i criteri per la stipula di transazioni ai soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto, somministrazione di emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie, che abbiano già instaurato azioni di risarcimento, ancora pendenti, anteriormente al 1° gennaio 2008.

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